La struttura geologica di Polignano a Mare, che si estende lungo la costa adriatica a sud di Bari, è afferente ad un substrato carbonatico di età cretacea che in prossimità della costa, laddove affiora diffusamente, si presenta con un assetto complessivamente sub-orizzontale intersecato da una diffusa fratturazione sub-verticale organizzata in due famiglie di giunti all’incirca ortogonali tra loro (figura 1); in questo modo si viene a delineare un quadro tensionale che individua, a meno di flessioni ad ampio raggio trascurabili per gli scopi prefissi, l’azione del carico litostatico e le deformazioni conformi al solido di Poisson.

Da un punto di vista sedimentario tali calcari risalgono ad un ambiente di piattaforma interna e sono sovente sigillati da calcareniti, a struttura interna indistinguibile e spesso bioturbati, come chiaramente visibile in figura 1 che mostra nel contempo gli effetti dello spinto carsismo costiero al quale Polignano a Mare deve la sua notorietà turistica.

Ragionando da un punto di vista meccanico appaiono evidenti le estreme difficoltà oggettive, riscontrabili nella prassi professionale, relative alla caratterizzazione geotecnica sia dei calcari che – a maggior ragione – delle sovrastanti calcareniti per le quali è stato fatto ricorso alle metodologie delineate in “Meccanica delle Terre” e nel “Manuale avanzato di Meccanica delle Terre”; quindi, come primo passaggio è stato individuato un arco naturale, la cui genesi è riconducibile al collasso parziale della volta di una grotta (figura 2), nel quale è stata riscontrata le presenza di una fessura la cui analisi è illustrata in figura 3.

Una volta delineata l’analisi del piano di fratturazione, e del relativo asse di ortogonalità, il passo successivo ha consentito – tramite la proiezione nel piano di Mohr – la determinazione dell’angolo di resistenza al taglio al momento del collasso (f’ = 21.3°), tenuto conto degli effetti della saldatura a freddo delle asperità lungo il piano rottura.

Infine, l’ultimo passaggio è consistito nella simulazione dell’arco mediante le procedure illustrate in “Introduzione al metodo degli elementi finiti”, che ha consentito di determinare il valore “minimo” della coesione (c’ = 180 kPa) necessario per garantito l’analisi dello stato tensionale geostatico che in geotecnica rappresenta sempre il punto di partenza.

Concludendo, con l’analisi eseguita si è voluto delineare un “approccio professionale” al problema della caratterizzazione geotecnica degli ammassi rocciosi, che nel caso specifico ha fornito i seguenti parametri di resistenza (avendo adottato il legame costitutivo di Mohr-Coulomb e il suo omologo di Drucker-Prager):
- f’ = 21.3°
- c’ 180 kPa
con i quali è infine possibile eseguire le analisi agli SLU ed SLE previsti dalla vigenti normative tecniche sulle costruzioni.
Evidentemente la procedura delineata è applicabile anche ai calcari fratturati di età Cretacea di figura 1, a condizione di adottare opportune leggi costitutive come – ad esempio – il Multilaminate con il quale è possibile simulare la presenza delle discontinuità sia di origine sedimentaria e sia tettoniche.

