(Periodo compreso nell’analisi dei dati: 1 luglio – 1 agosto 2026; provenienza dati: sito INGV, FDSN event query)
1. Fonte dei dati e metodo
I dati sono stati estratti direttamente dal web-servizio pubblico INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), interrogando l’endpoint FDSN event (webservices.ingv.it/fdsnws/event/1/query) per l’area della caldera dei Campi Flegrei (40.78-40.90 N, 14.00-14.25 E) nel periodo 1 luglio – 1 agosto 2026; gli orari riportati nel catalogo sono in UTC, mentre l’ora legale italiana (CEST) è UTC+2. Il dato relativo al 1 agosto 2026 è parziale, poiché l’estrazione dei dati è stata effettuata alle 04:22 UTC (ore 6:22 in Italia) con lo sciame sismico ancora in corso. Le stime di b-value e dell’energia rilasciata sono da intendersi speditive in quanto basate sulle magnitudo locali (Md) riportate nel catalogo, per cui sono da considerarsi indicative e non sostitutive dei bollettini ufficiali INGV-OV.
2. Quadro generale del periodo
| Parametro | Valore |
| Eventi totali registrati | 88 |
| Periodo | 01/07/2026 – 01/08/2026 (ultimo giorno parziale) |
| Magnitudo (Md): min / media / max | 1.0 / 1.6 / 4.7 |
| Profondità (km): min / media / max | 0.3 / 1.8 / 4.0 |
| Evento principale | 31/07/2026, 17:46:43 UTC (19:46:43 ora italiana) |
| – Magnitudo | Md 4.7 |
| – Profondità | 2.6 km |
| – Coordinate | 40.8315 N, 14.1402 E |
3. Andamento temporale
La sismicità è rimasta su livelli di fondo (con 1-6 eventi/giorno) per gran parte del mese di luglio, per poi impennarsi bruscamente il 31 luglio (con 46 eventi) e proseguire nelle prime ore del 1 agosto con 17 eventi quale dato parziale (figura 1).

Figura 1. Numero di eventi sismici per giorno nell’area dei Campi Flegrei
4. Lo sciame del 31 luglio – 1 agosto
Nell’arco di circa 11 ore (dalle 17:46 UTC del 31/07 alle 04:22 UTC del 1/08) sono stati registrati oltre 60 eventi, con un evento principale di magnitudo Md 4.7 alle 17:46:43 UTC (ad una profondità di 2.6 km), seguito nelle ore successive da altri eventi importanti: un evento di Md 3.8 (20:00:09 UTC), due eventi di Md 3.1 (21:35 e 23:20 UTC del 31/07) e ancora due eventi di Md 3.1 ed Md 3.0 nelle prime ore del 1/08 (03:47 e 03:49 UTC). Questa sequenza di repliche ravvicinate a magnitudo relativamente sostenuta è caratteristica degli sciami da sovrapressione di fluidi tipici della caldera flegrea, piuttosto che di una classica sequenza tettonica mainshock-aftershock con decadimento regolare (figura 2).

Figura 2. Magnitudo (Md) di ciascun evento nel tempo, sciame del 30/07-1/08 (in rosso gli eventi con M>=3.5)
4.1 Esiste un trend evolutivo?
Dalla figura 2 non emerge un trend evolutivo netto, né in fase precursiva né post-evento. In fase precursiva risulta un solo evento isolato (Md 1.7 alle 04:23 UTC del 31/07, tredici ore prima), troppo isolato per parlare di una vera accelerazione premonitrice. Dopo il mainshock risulta una sequenza di 62 repliche, che non mostra il tipico decadimento monotono alla Omori; la frequenza oraria resta sui 7-9 eventi/ora per circa 7 ore, cala tra le ore 7 e 9, per poi risalire con un impulso di eventi importanti (compresi due M>=3.0) tra le 10 e le 11 ore dal mainshock, come illustrato in figura 3.

Figura 3. Frequenza oraria delle repliche dopo il mainshock (in rosso l’impulso anomalo a 10-11 ore, incompatibile con un decadimento alla Omori)
Anche la magnitudo non mostra un andamento sistematico nel tempo. La regressione lineare magnitudo-tempo sulle repliche fornisce una pendenza di +0.02 Md/ora con correlazione trascurabile (r^2 = 0.008), e la magnitudo media è sostanzialmente stabile confrontando le prime quattro ore (Md 1.71) e le ultime quattro ore della sequenza (Md 1.83). Il quadro è, quindi, quello di uno sciame pulsato, con episodi di riattivazione energetica più coerente con un controllo da parte della pressione di fluidi/gas nel sistema idrotermale che con un rilassamento elastico regolare post-mainshock. Per verificarlo quantitativamente, è stata stimata una legge di Omori-Utsu (n(t) = K*t^-p, metodo di regressione log-log) sulle prime otto ore della sequenza, ottenendo p=0.27 (esponente di decadimento molto basso rispetto ai valori tipici tettonici, p~0.8-1.2) e K=8.13; la curva teorica ottenuta è stata sovrapposta ai conteggi orari osservati sull’intera sequenza, come illustrato in figura 4.

Figura 4. Frequenza oraria osservata a confronto con il decadimento teorico alla Omori (fit sulle prime 8 ore, estrapolato sull’intera sequenza)
Nella prima parte del grafico l’accordo è solo approssimativo, con oscillazioni sopra e sotto la curva; nella parte finale la sequenza si scosta nettamente dal decadimento previsto, con un’ora praticamente senza eventi (8-9h) seguita dal balzo a 8 repliche/ora (10-11h), quasi il doppio del valore atteso dal semplice decadimento. Questo conferma che l’evoluzione dello sciame non è governata da un rilassamento post-sismico regolare.
4.2 Eventi principali (M >= 2.5)
| Data/ora (UTC) | Lat | Lon | Prof. (km) | Md |
| 31/07/2026 17:46:43 | 40.8315 | 14.1402 | 2.6 | 4.7 |
| 31/07/2026 18:57:32 | 40.8280 | 14.1053 | 2.6 | 2.9 |
| 31/07/2026 20:00:09 | 40.8265 | 14.1027 | 2.7 | 3.8 |
| 31/07/2026 21:34:47 | 40.8225 | 14.1422 | 1.2 | 2.7 |
| 31/07/2026 21:35:39 | 40.8245 | 14.1517 | 1.4 | 3.1 |
| 31/07/2026 23:20:13 | 40.8203 | 14.1375 | 0.6 | 3.1 |
| 31/07/2026 23:35:56 | 40.8187 | 14.1345 | 0.4 | 2.5 |
| 01/08/2026 00:07:31 | 40.8250 | 14.1457 | 0.4 | 2.5 |
| 01/08/2026 03:47:12 | 40.8225 | 14.1467 | 1.2 | 3.1 |
| 01/08/2026 03:49:26 | 40.8228 | 14.1415 | 1.1 | 3.0 |
5. Parametri sismologici
| Parametro | Stima | Note |
| b-value (Aki, M>=1.3) | ~0.67 | Inferiore al valore tettonico tipico (~1); indicativo, finestra breve |
| Energia sismica totale rilasciata | ~7.5 x 10^11 J | Equivalente a ~180 t di TNT; relazione log10(E)=1.5M+4.8 |
| N. eventi con M>=1.3 usati per b-value | 57 | – |
Un b-value inferiore a 1 è spesso associato, nei sistemi vulcanici, a sciami guidati da sovrapressione di fluidi/gas piuttosto che da puro accumulo di sforzo tettonico regionale; il dato va, però, preso con cautela data la breve finestra temporale e la possibile incompletezza del catalogo per le magnitudo più basse.
6. Distribuzione spaziale degli epicentri
Gli epicentri si concentrano in due addensamenti principali all’interno della caldera (figura 5): 1) un cluster occidentale prossimo a 14.10E (area Pisciarelli/Solfatara ovest); 2) un cluster più popoloso, dove ricade anche l’evento principale, prossimo a 14.13-14.15 E (area Pisciarelli-Agnano).

Figura 5. Distribuzione epicentrale degli eventi (1 luglio – 1 agosto 2026); la dimensione dei punti è proporzionale alla magnitudo
Le profondità, quasi tutte comprese tra 0.3 e 4 km, indicano una sorgente sismogenetica molto superficiale, coerente con la fratturazione fragile della copertura rocciosa sopra la zona di sovrappressione del sistema idrotermale.
6.1 Implicazioni della bassa profondità sullo scuotimento al suolo
La profondità estremamente ridotta delle sorgenti (0.3-4 km, con l’evento principale ubicato a circa 3 km di profondità secondo la localizzazione INGV) ha un effetto diretto sulle accelerazioni al suolo attese, indipendentemente dalla magnitudo; a questo proposito occorre tenere conto che: 1) l’accelerazione di picco (PGA) si attenua con la distanza ipocentrale secondo la legge R = sqrt(Repi^2 + h^2), non con la sola distanza epicentrale; 2) le usuali profondità degli ipocentri tettonici ordinari sono dell’ordine degli 8-15 km. A parità di magnitudo, questo accorciamento del percorso di propagazione riduce fortemente l’attenuazione geometrica e tende a produrre, nell’area epicentrale, accelerazioni al suolo sensibilmente superiori a quelle di un evento di pari energia ma più profondo. Il meccanismo, nella sua semplicità fisica, è ben documentato in altri contesti vulcanici italiani; ad esempio, il terremoto di Casamicciola-Ischia del 21/08/2017 (Mw 3.9, profondità di circa 1-2 km) ha prodotto danni e crolli sproporzionati rispetto alla magnitudo modesta, proprio per l’estrema vicinanza della sorgente alla superficie. Lo stesso è da attendersi nell’area in oggetto.
7. Contesto storico (2023-2026)
L’evento Md 4.7 del 31/07/2026 rappresenta la magnitudo più alta registrato nell’area dei Campi Flegrei nell’arco temporale 2023-2026, così come risulta dai dati INGV, superando i precedenti massimi di Md 4.6 (13/03/2025 e 30/06/2025) e la serie di eventi Md 4.4 (20/05/2024, 13/05/2025, 21/05/2026). Non si tratta, quindi, di un evento isolato anomalo, ma dell’attuale culmine (salvo evoluzioni future al momento non note o ipotizzabili) di una serie di sciami ricorrenti con magnitudo massima in lento aumento, coerente con l’evoluzione della crisi bradisismica in atto nella caldera (figura 6).

Figura 6. I 16 eventi di magnitudo più alta nella crisi bradisismica flegrea verificatisi nel periodo 2023-2026 (in rosso l’attuale massimo)
8. Deformazione del suolo (bradisismo) e relazione con lo sciame
Il bollettino settimanale ufficiale INGV-OV relativo al periodo 20-26 luglio 2026 (emesso il 28/07/2026, quindi immediatamente prima dello sciame in esame) riporta i dati della rete GNSS permanente dei Campi Flegrei (39 stazioni). Alla stazione di riferimento RITE (Pozzuoli – Rione Terra) il sollevamento cumulato dal gennaio 2025 è di circa 29.5 cm; la velocità di sollevamento ha attraversato diverse fasi (figura 7): 1) 30±3 mm/mese tra il 17/02/2025 e fine marzo 2025 (a seguito dello sciame del 15-19/02/2025); 2) 15±3 mm/mese da aprile a inizio ottobre 2025; 3) una risalita a 25±3 mm/mese dal 10/10/2025 a metà dicembre 2025; 4) un nuovo calo a 15±3 mm/mese fino a inizio febbraio 2026; 5) infine, 10±3 mm/mese dagli inizi di febbraio 2026, costituente il valore più basso dell’intera serie dal gennaio 2025, confermato fino alla chiusura dei dati del bollettino (26/07/2026).

Figura 7. Velocità di sollevamento del suolo alla stazione GNSS RITE (dati Bollettino INGV-OV 28/07/2026) e collocazione temporale dello sciame sismico del 31/07/2026
Il dato più rilevante ai fini della correlazione richiesta è che il mainshock Md 4.7 del 31/07/2026 (il più forte registrato nella caldera dal 2023) cade in una fase di sollevamento relativamente lento (10±3 mm/mese), la più bassa degli ultimi diciotto mesi. Questo suggerisce che gli eventi di sismicità maggiore non sia scattati in coincidenza con il picco di velocità di risalita del suolo, ma con un certo ritardo rispetto alle fasi più intense (25-30 mm/mese) osservate tra febbraio e dicembre 2025, mostrando un comportamento compatibile con un accumulo di sforzo differito rispetto alla deformazione asismica (già osservato in altre fasi della crisi flegrea) oppure con un disaccoppiamento parziale tra il sollevamento regolare medio (di origine prevalentemente asismica/idrotermale) e il rilascio sismico discreto a sciami. Va sottolineato un limite importante: il bollettino disponibile copre solo fino al 26/07/2026, cinque giorni prima del mainshock, quindi non contiene ancora dati GNSS relativi al periodo dello sciame stesso (31/07-1/08); pertanto, non è stato possibile, con i dati qui reperiti, verificare se lo sciame sia stato accompagnato da un salto di deformazione co-sismico o da una variazione della velocità di sollevamento nei giorni immediatamente successivi. Il quadro geochimico riportato nello stesso bollettino è coerente con un sistema idrotermale in fase di riscaldamento pluriennale, con la temperatura della fumarola BG nel cratere della Solfatara che si attesta a circa 173°C, tra i valori più alti dell’intera serie storica dal 2015, mentre il flusso di CO2 dal suolo nell’area epicentrale resta stabile sul trend di aumento pluriennale già noto. Questi elementi rafforzano l’ipotesi, già avanzata nei paragrafi precedenti sulla base del basso b-value e dell’assenza di un decadimento alla Omori, di uno sciame controllato dalla pressione di fluidi in un sistema idrotermale progressivamente più caldo e pressurizzato.
8.2 Confronto con dati satellitari Copernicus (EGMS)
Ad integrazione del dato GNSS puntuale, sono stati estratti manualmente dal servizio Copernicus European Ground Motion Service (EGMS, dati InSAR da satellite Sentinel-1, componente verticale, copertura gennaio 2020 – fine 2024) 8 punti di misura distribuiti nell’area di Pozzuoli. Per ciascun punto è disponibile la velocità media di sollevamento sull’intero periodo di osservazione (mm/anno) e la distanza dall’epicentro del mainshock del 31/07/2026 (tabella seguente e figure 8 e 9).
| Punto (ID EGMS) | Località indicativa | Vel. media (mm/anno) | Distanza da mainshock (km) |
| 10O8V9pSG4 | Pozzuoli – Rione Terra (area RITE) | 128.9 | 1.70 |
| 10O8xHovQi | Cluster epicentrale (adiacente al mainshock) | 88.7 | 0.18 |
| 10O9BLof0P | Pozzuoli centro | 63.6 | 3.08 |
| 10O8xHovQA | Tra Pozzuoli e cluster epicentrale | 61.9 | 3.36 |
| 10O658Xc2Z | Golfo di Pozzuoli (largo, controllo) | 27.5 | 4.46 |
| 10O96f9Po4 | Area Solfatara / costa | 20.2 | 4.70 |
| 10O7WDBGic | Costa sud | 17.8 | 4.84 |
| 10O8sb9gDm | Lucrino | 14.8 | 5.33 |

Figura 8. Serie storiche di spostamento verticale (Copernicus EGMS, 2020-2024) nei quattro punti più significativi, in ordine decrescente di velocita di sollevamento

Figura 9. Velocità media di sollevamento 2020-2024 (Copernicus EGMS, con la dimensione del punto proporzionale alla velocità) ed epicentro del mainshock M4.7
Il quadro spaziale che ne emerge è coerente con il classico sollevamento di una caldera risorgente, con la velocità massima (128.9 mm/anno) osservata nell’area di Rione Terra, a circa 1.7 km dall’epicentro del mainshock, mentre allontanandosi dal centro della caldera in ogni direzione la velocità decresce progressivamente fino a 15-20 mm/anno sul lato occidentale (Lucrino, Solfatara) e a 27.5 mm/anno nel punto di controllo al largo, nel Golfo di Pozzuoli. Il punto più vicino in assoluto all’epicentro (a soli 0.18 km) mostra una velocità elevata (88.7 mm/anno), comunque inferiore al massimo registrato a Rione Terra; pertanto, il centro della massima deformazione asismica non coincide esattamente con la posizione del mainshock, che si colloca piuttosto sul fianco del settore in sollevamento dove le variazioni spaziali di deformazione, e quindi gli sforzi di taglio indotti, sono presumibilmente maggiori che nel punto di massima inflazione. È bene precisare che i dati EGMS utilizzati rappresentano una velocità media 2020-2024 (non aggiornata al 2025-2026) e derivano da un campionamento manuale di soli 8 punti, non dà un’estrazione sistematica dell’intera area; ciò significa che forniscono soltanto un’indicazione qualitativa della geometria di deformazione a lungo termine, da intendersi come complemento, non sostituto, della serie GNSS ad alta risoluzione temporale della rete INGV discussa in precedenza.
9. Conclusioni
Il periodo 1 luglio – 1 agosto 2026 è stato dominato da un unico sciame sismico intenso, concentrato tra il 31 luglio e le prime ore del 1 agosto, che ha prodotto l’evento di magnitudo più alta registrata nella crisi bradisismica flegrea dal 2023 a oggi (Md 4.7). La localizzazione superficiale e la concentrazione spaziale nell’area Pisciarelli-Agnano, insieme al basso b-value stimato, sono coerenti con un meccanismo di sovrapressione di fluidi nel sistema idrotermale della caldera piuttosto che con un’attivazione tettonica regionale. I dati di deformazione GNSS (stazione RITE) mostrano che il mainshock è avvenuto durante la fase di sollevamento più lenta degli ultimi diciotto mesi (10±3 mm/mese), non durante un picco di inflazione, con un possibile accumulo di sforzo differito rispetto alle fasi più intense del 2025, da verificare con i dati GNSS successivi allo sciame non ancora disponibili al momento di questa analisi. Data la rilevanza dell’evento Md 4.7 (superiore alla soglia storica del periodo analizzato), si può solo raccomandare di controllare i comunicati ufficiali dell’Osservatorio Vesuviano (INGV-OV) e della Protezione Civil, con particolare riferimento alla classificazione del livello di allerta, poiché tali aspetti restano fuori dal perimetro della presente analisi che deve essere vista come una mera applicazione statistica.
Fonte dati: INGV, webservizio FDSN event (webservices.ingv.it/fdsnws/event/1/query) per il catalogo sismico; Bollettino Settimanale Campi Flegrei INGV-OV del 28/07/2026 (settimana 20-26/07/2026) per i dati di deformazione GNSS e geochimica; Copernicus European Ground Motion Service (egms.land.copernicus.eu) per i dati di deformazione satellitare InSAR. Elaborazione statistica e grafici a cura dell’autore
Foto: Solfatara – 161010, di Rolf Cosar
Licenza: CC BY-SA 4.0 (Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0)
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Solfatara_-_161010.jpg

